Progetto Libellula: in azienda entra la cultura, esce la violenza

21 febbraio 2017

La libellula, insetto agile e leggiadro, dà il nome a un virtuoso progetto rivolto alle aziende nato da un’idea di Marilù Guglielmini e Debora Moretti e sostenuto da Zeta Service, l’azienda di servizi di Milano per la quale lavorano.

Il Progetto Libellula è il primo network di aziende unite contro la violenza e le discriminazioni e ha l’obiettivo di portare la bellezza nell’ambiente di lavoro, di salvaguardare l’individualità delle persone e di impedire e prevenire qualsiasi forma di prepotenza e di abuso.

Su suggerimento di una mia ex collega ho visto il cortometraggio “Il Colloquio”, realizzato da MaGa Production di Latina per lanciare il Progetto Libellula. È stata decisamente una bella scoperta. Il corto è diretto da Massimo Ferrari e vede come protagonisti Ambra Angiolini e Gianmarco Tognazzi, entrambi bravissimi in questo duello tra selezionatore e candidata.

La protagonista è presa dall’ansia per il colloquio di lavoro e sa che dovrà stare attenta a comunicare nel modo giusto e a rispondere alle tipiche domande trabocchetto. Durante il colloquio cerca di mantenere un tono formale, di nascondere la sua sensazione di inadeguatezza e risponde nella maniera in cui crede di dover rispondere, finché il selezionatore le chiede di dargli una definizione di bellezza e di spiegargli dove la cerca e dove la trova.

In quel momento la giovane donna esplode, cambia registro e diventa vera e schietta, affermando che “la bellezza è tutto tranne questo”.

La bellezza è far star bene le persone, metterle in condizione di essere nient’altro che sé stesse.

La bellezza è quando sto a casa con mia figlia. Ah sì, perché è inusuale dirlo ai colloqui di lavoro, ma io ho una figlia e certe volte mi chiede di giocare a colleghe. Poi ci crede talmente tanto che alla fine ci credo pure io.

La bellezza è quando mi dice:

– “Mamma cosa c’è in fondo al mare?”

– “La sabbia!”.

Lei mi dice – “Ma no mamma, in fondo, ancora più in fondo”.

E io trovo le parole e poi mi escono delle cose sorprendenti e vedo cose bellissime, magiche.

Ecco, forse la bellezza è il modo che abbiamo di guardare le cose e che – chissà perché – a un certo punto non la vediamo più, e invece dovremmo mantenerla.

Citazione – Dal cortometraggio “Il Colloquio”

Mi ha colpito molto come è stato spiegato il concetto di bellezza all’interno del corto, grazie anche alla bravura e alla delicatezza di Ambra Angiolini in questo ruolo, e così ho deciso di contattare le ideatrici del progetto per capire meglio perché hanno sentito l’esigenza di portare avanti una iniziativa del genere.

Marilù Guglielmini e Debora Moretti mi hanno raccontato che sono state spinte dai fatti di cronaca riguardanti la violenza sulle donne, ma che comunque il progetto ha intenti più ampi e che vuole combattere le discriminazioni in generale. Il Progetto Libellula è ancora in una fase iniziale; fino ad aprile infatti verrà condotta una ricerca sulle aziende pioniere che al momento sono 20, tutte di alto livello.

A maggio 2017 ci sarà a Milano l’evento di lancio del progetto in cui verranno presentati i risultati della ricerca e verrà esposto il programma delle attività da poter svolgere all’interno delle aziende. I dettagli sono ancora in via di definizione perché il programma verrà tarato sulla base dei risultati della ricerca, dalla quale già si comincia ad evincere che le persone al di sopra dei 30 anni hanno maggiore consapevolezza dei diversi tipi di violenza, mentre i più giovani la vedono solo in atti estremi e stentano a riconoscere le forme di violenza verbale o psicologica.

A giugno 2017 è prevista la raccolta adesioni al progetto da parte delle aziende che sentono di potere e di volere trasmettere dei valori ai loro collaboratori.

Come si fa a cambiare le cose? Portando nelle aziende una nuova cultura, il rispetto delle identità di genere, delle differenze e della persona.

Violenza è anche sminuire l’altro, metterlo all’angolo o non trattarlo con umanità. Senza bellezza si sta male e si lavora male, ecco perché è necessario far uscire la violenza da qualsiasi contesto e far entrare la cultura, seminare la bellezza perché “più bellezza vedi, meno c’è il rischio che la violenza venga fuori” (Marilù Guglielmini).

In sintesi, come dice la candidata nel cortometraggio “Il Colloquio”, “la bellezza è far star bene le persone, metterle in condizione di essere nient’altro che sé stesse”.

 

Questo post nasce da una reale conversazione con Marilù Guglielmini e Debora Moretti di Zeta Service.

www.progettolibellula.com

Commenti

commenti

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: